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Scuola a distanza in Bregaglia

16 aprile 2020

Insegnare e imparare senza recarsi a scuola. Una novità per insegnanti, allievi e famiglie.

Siamo entrati nella quinta settimana di scuole chiuse. Per le prime due settimane, il Cantone dei Grigioni aveva disposto che non ci fosse alcun tipo di insegnamento: la prima era libera da compiti e da impegni, mentre durante la seconda gli insegnanti hanno cominciato a preparare le lezioni e i materiali didattici e testare modalità di insegnamento digitale. La terza gli scolari hanno iniziato a fare i compiti.

In fase di preparazione, le maestre e i maestri hanno svolto un sondaggio, per capire di quali mezzi le famiglie disponevano a casa, in particolare se era possibile inviare i compiti e i relativi materiali per via informatica o se era necessario usare la carta. Nei primi cicli prevale una “scuola a distanza” analogica, mentre in secondaria e avviamento pratico utilizzano molto una piattaforma di apprendimento che già conoscevano, Office 365. Questo per quanto riguarda le materie più teoriche. Altro discorso vien fatto per le attività manuali, per esempio, dove un lavoretto viene realizzato diversamente da ogni scolaro, in base ai materiali che può trovare in casa.

Quindi lunedì 23 marzo i genitori, tramite un componente di messaggistica messo a disposizione dal Comune di Bregaglia, hanno ricevuto un primo messaggio informativo. Poi è stata organizzata, insieme ai bidelli, la distribuzione del materiale, nel rispetto delle norme di sicurezza, quindi strisce per terra a distanza di due metri, disinfettante a disposizione, e convocazione a scaglioni. I genitori sono andati a ritirare il materiale per i loro figli a Maloja, a Vicosoprano e a Stampa.

L'ingresso della scuola di Stampa

Alla fine di ogni settimana, i compiti devono essere restituiti all’insegnante per la correzione. Ma anche in questo ci sono modalità diverse: alcuni insegnanti hanno richiesto che i compiti svolti venissero consegnati lungo la settimana via posta elettronica o telefono, e altri tutti insieme, lunedì, con la successiva consegna del materiale.

Inoltre, ogni insegnante ha preparato un piano di assistenza, quindi da un lato è reperibile e dall’altro contatta lui/lei i singoli allievi o la classe. Un po’ per sapere come va, un po’ per fare qualcosa insieme, per esempio cantare al telefono.

Dopo queste iniziali settimane di insegnamento a distanza, una prima valutazione può essere fatta. «Per ora – riferisce la direttrice scolastica Elena Salis Negrini – il sistema ha funzionato bene e dalle famiglie abbiamo ricevuto un riscontro positivo. Alcuni allievi hanno avuto un po’ di difficoltà nell’organizzarsi la settimana di lavoro, altri hanno apprezzato la libertà nel gestire le loro giornate di studio. Certo, se i genitori lavorano o hanno più figli o hanno difficoltà linguistiche, la situazione di studio a casa può diventare problematica. Purtroppo l’insegnamento a distanza ha proprio questo punto debole: senza il lavoro in classe, senza la presenza costante dell’insegnante e lo scambio diretto con il resto della classe si rischia di accentuare le disparità fra i ragazzi. E a lungo andare questo potrebbe portare ad un aumento di scolari in difficoltà».

E l’isolamento è un problema? «Certamente. L’aspetto sociale è molto importante. Alcuni allievi hanno segnalato che a loro manca molto il contatto con i compagni. Questo è un aspetto da tenere sotto osservazione e da non sottovalutare, per fornire senza ritardi un eventuale sostegno. Il servizio psicologico scolastico è a disposizione, e anche il numero 147 di Pro Juventute, al quale si possono rivolgere direttamente anche le ragazze e i ragazzi».

L'ingresso della sala polivalente di Vicosoprano

Silvia Rutigliano

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