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Neofite infestanti

6 marzo 2018 Nessun commento

//tratto da Il Grigione Italiano\\
In Bregaglia è arrivata una nuova pianta. Si è propagata da sola, proveniente da sud, e sta sempre di più colonizzando i nostri boschi, prati, rive, e da ultimo i depositi del materiale sceso dalla Val Bondasca.

La Buddleja davidii è una bella pianta ornamentale, dai fiori variopinti che attirano in estate tante farfalle. Questa caratteristica le è valso il nome volgare di «arbusto (o albero) delle farfalle».

Pianta originaria della Cina, è stata importata in Europa nel 1893. Coltivata nei giardini e nei parchi, è presto sfuggita alla coltura e sta diventando un pianta invasiva, infatti si adatta facilmente ad ogni tipo di suolo preferendo quello calcareo. Attualmente è comune in Europa dove cresce su dirupi e nei luoghi incolti, golene, rive di fiumi e di laghi, radure forestali, scarpate ferroviarie, dalla pianura fino a oltre 1’300 metri di altitudine.

Buddleja davidii. Foto tratta dal sito info flora, © Erwin Jörg

Le foglie della buddleja sono verde scuro, lanceolate e talvolta coperte da una peluria biancastra nella parte inferiore. I fiori, presenti da fine giugno a fine ottobre, sono profumati e molto numerosi, riuniti in pannocchie, e il loro colore varia dal rosa al viola scuro, e dal bianco al lilla.

Questa pianta sopporta alte temperature e importanti escursioni termiche. Non teme il gelo, sopravvivendo a temperature fino a 15 gradi sotto lo zero, ha un accrescimento rapido, ha numerosi stoloni sotterranei e un’abbondante produzione di semi (fino a 3 milioni per pianta) che il vento riesce a trasportare lontano. Non ha nemici naturali.

La bella buddleja, pianta neofita infestante, è arrivata anche nelle nostre zone. Non è stata inserita nella lista rossa delle piante proibite e quindi non è vietato da parte dei privati coltivarne nel proprio giardino, né da parte dei Comuni utilizzarle quali piante ornamentali sul suolo pubblico. Ma la sua presenza sta minacciando le specie indigene, con grave rischio per gli ecosistemi locali e per la biodiversità.

In particolare, l’aridità dei terreni nelle zone di deposito a Bondo e dei nuovi argini della Bondasca e della Maira è molto favorevole all’attecchimento della buddelja, come è già stato constatato anche dalle autorità comunali. Per far fronte a questo problema, la direzione dei lavori a Bondo ha infatti organizzato un gruppo di lavoro composto da esperti.

Sulla questione abbiamo posto alcune domande al forestale Andrea Giovanoli.

In cosa consiste la pericolosità della buddleja?
Consiste nella sua dominanza sulle specie pioniere indigene, impedendone la successione vegetativa con la rispettiva perdita di biodiversità locale. Questo si manifesta soprattutto sulle golene.

Cosa succederebbe nelle zone di deposito presso Bondo, se non si facesse niente?
Con ogni probabilità in breve tempo la buddleja sarà la specie dominante su tutti i terreni con materiale alluvionale.

E dunque cosa si dovrebbe fare?
Per i terreni che in futuro verranno nuovamente coltivati a prato, va rimesso subito lo strato di humus e seminato con specie locali. Per le altre zone non resterà altro che la lotta meccanica, che consiste nello strappare le piante dove è possibile, e il taglio dei fiori prima della maturazione dei semi in modo da evitarne la diffusione.

L’anno scorso un gruppo di volontari, dopo avere avvisato l’ufficio forestale e la locale sezione di Pro Natura, si è prodigato in un’azione di estirpazione della buddleja nel bacino di ritenzione della Bondasca. Il lavoro è stato poi vanificato dalle colate detritiche. E proprio queste sono diventate oggi il terreno più fertile per questa pianta dalla rapida crescita. La situazione preoccupa la sezione bregagliotta di Pro Natura. «Anche noi – dichiara il suo presidente Werner Ruinelli – abbiamo affrontato il problema e intendiamo sottoporlo alle competenti autorità affinché prendano i necessari provvedimenti atti a impedire il risorgere della buddleja o almeno a limitarne la crescita».

Silvia Rutigliano

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