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Addio pastore D’Archino

17 dicembre 2018 Nessun commento

Il pastore evangelico Stefano D’Archino lascia la Val Bregaglia. Dieci domande e dieci risposte dopo il suo ultimo appuntamento ufficiale.


Da quanti anni sei in Bregaglia?
Da sedici a anni e mezzo. Ho cominciato i primi di luglio del 2002, come pastore.

Come mai la Bregaglia?
La Bregaglia cercava un pastore, già da tempo, e aveva pubblicato un posto. E dove facevo il pastore, la Chiesa faceva una ristrutturazione d’organico, e quindi non c’era più il posto. Allora io, sapendo che finivo quell’estate, ho risposto all’avviso pubblicato sul giornale Riforma.

Dove facevi il Pastore prima?
Ero nel Basso Molise, nella zona di Termoli. C’erano tre chiese con pochi membri di chiesa, circa un’ottantina. Per questo motivo ci fu la ristrutturazione d’organico. La zona era molto grande ma un Pastore non dovrebbe avere meno di cento membri di chiesa. In Bregaglia ci sono circa mille membri di chiesa con due pastori.

Come sei stato accolto in Bregaglia?
Molto bene. Io e la mia famiglia siamo stati ben accolti. Non è vero che i bregagliotti sono chiusi.

Ci sono state difficoltà?
No, no. Sostanzialmente non ci sono state difficoltà. Pur essendo una realtà molto diversa perché è Svizzera e non è Italia. Venendo in Bregaglia ero già abituato all’aspetto di “paese di montagna”, anche perché prima sono stato in Abruzzo. Quando sono arrivato in Bregaglia ho fatto pure parte della banda. Per una decina di anni ho suonato il sassofono contralto nella Musica Badile, fino al suo scioglimento.

Hai portato delle novità in valle?
Certamente ho cercato di seguire un genere di predicazione che insisteva sull’annuncio di salvezza per grazia. Secondo me quella era la cosa importante da fare. È difficile proporre sempre delle novità, visto che i temi da affrontare sono quelli. È anche per questo che un pastore dopo un po’ va via.

Qual è stata l’esperienza migliore?
L’esperienza migliore è avere avuto un cammino con questa comunità bregagliotta.

Ci sono stati dei momenti particolari?
Ce ne sono stati vari. Ci sono stati dei momenti ecumenici a Piuro, che mi sono sembrati significativi. Poi ho fatto un’Ascensione sugli Spiritual, coinvolgendo tre cori. Per me è stato bello. Il fatto di poter conoscere tante persone, questo è forse il privilegio più bello per un pastore. Incontrando e visitando delle persone posso trarre dei veri e propri insegnamenti di vita. Ci sono stati anche dei momenti extra-ecclesiali, per esempio ho fatto qualche presentazione sulla poesia romanesca, su Gianni Rodari, con le biblioteche.

Programmi per il futuro?
Vado a fare il pastore nella chiesa evangelica riformata di “Bellinzona e dintorni”. Si chiama proprio così. È una comunità che va da Airolo a Gambarogno, con meno di mille persone, distribuite su 100 km. Questa è una dimensione diversa, è una chiesa molto diversa dal punto di vista del territorio. Ed è una chiesa di diaspora. Il progetto per il futuro è quindi di riuscire a fare il pastore in una maniera fedele in una realtà diversa.

Cosa vuoi dire ai bregagliotti?
Che Dio vi benedica.

Gli ultimi due culti in Val Bregaglia con il pastore Stefano D’Archino si sono tenuti domenica 16 dicembre 2018. In mattinata, alle 10:30, c’è stato il culto con la scuola domenicale a Castasegna. Presenti quasi una cinquantina di fedeli. Nel pomeriggio, alle ore 14:30, c’è stato il culto ecumenico al Centro sanitario Bregaglia.

Davide Fogliada

Il past. Stefano D'Archino (Foto © Davide Fogliada)

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