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La meglio gioventù

19 novembre 2021

Giovani di vent’anni che parlano di scuola, lavoro ed esperienze. A cura di Sofia Sighinolfi.

Sollecitati da una serie di domande riguardo al loro percorso formativo, alcuni giovani raccontano le loro esperienze.

Eric Giovannini di Casaccia

“Dopo la scuola secondaria mi sono trasferito a Coira per l’apprendistato come Automobilfachmann all’Amag di Coira. L’apprendistato è durato tre anni e mi sono trovato molto, molto bene. Chiaro, all’inizio il cambiamento dalla Bregaglia a Coira si fa sentire, ma una volta trovate un po’ di amicizie e trovandosi bene al lavoro, il tempo inizia a volare. Difatti oggi sto svolgendo il mio secondo apprendistato all’Amag come Automobilmechatroniker, e ho gli esami finali verso maggio/ luglio 2022. Solo quando inizio a calcolare mi rendo conto che sono già cinque anni che ho finito la scuola secondaria, ma mi sembra come se fosse ieri.

Per la scelta lavorativa, ho sempre avuto una passione per le macchine, e dopo aver fatto uno stage, ho capito subito che questo lavoro fa per me. Non ho fatto altri stage e non mi sono neanche confrontato molto con l’orientatore messo a disposizione dalla scuola, visto che per me a questo punto la scelta era già chiara.

Sono dell’opinione che la scuola secondaria fino ad un certo punto aiuta, e può aiutare, ma in fine ognuno deve fare la propria scelta e seguire la propria strada, se è quella giusta o no si vedrà poi nel futuro, l’importante è provare. Per me è difficile dire quanto la scuola aiuti gli alunni a trovare il lavoro giusto, perché non ne ho avuto bisogno, ero già molto sicuro e convinto della mia strada.

Il lavoro come meccanico mi piace molto e sono integrato molto bene con il team sul posto di lavoro. Questa, secondo me, è una delle cose più importanti se non la cosa più importante per lavorare bene. Chiaro, ti deve piacere anche la professione, ma se ti piace quello che fai e in più ti trovi molto bene con i colleghi di lavoro, la settima lavorativa è divertente e piacevole.

Fino adesso mi trovo molto bene con la scelta che ho fatto, credo che resterò sicuramente nel campo automobilistico, ma se resterò meccanico fino alla pensione, questo non lo so dire.

Sicuramente una materia dove si deve essere piuttosto forti è la matematica, ma solo per la teoria e per la scuola, nella pratica non serve molto.

Nel mio lavoro si deve avere un ragionamento logico istintivo, non si può fare tutto come scritto nel manuale, ma si deve riflettere, per esempio, su come riuscire a togliere una vite, o cambiare un pezzo. Secondo la guida di riparazione tutto è facile, ma in realtà le viti possono essere arrugginite, altre viti non si vedono, dunque bisogna avere una sensibilità logica.

Chiaro, in ogni lavoro e in ogni periodo ci sono bei e brutti momenti, ma alla fine ti risaltano di più i momenti belli e quelli brutti non te li ricordi, perché con il tempo ci si dimentica.

La cosa più bella che io posso fare grazie al mio lavoro è che sulla mia macchina posso sperimentare molto. Grazie all’esperienza che si fa sul posto di lavoro,si può modificare la propria macchina come si vuole e renderla perfetta ai propri gusti. L’unico problema è che un projekt car non finisce mai, c’è sempre qualcosa dove si può migliorare.
Inoltre, vivendo in Svizzera, deve essere omologata, e per noi amanti di macchine ci sono troppe leggi che proibiscono di renderla esattamente come vogliamo, perché parecchie modifiche sono illegali. Ma come in ogni campo di vita ci sono modi per aggirare la legge.

Come consiglio da parte mia per quelli che stanno uscendo dalla secondaria ed entrando nella parte più bella della vita è di essere sempre sé stessi, seguire la propria strada, anche se a volte si perde la via giusta, in un modo o nell’altro ci si ritorna.

A volte si sbatte la testa e poi si impara, così si impara veramente, ancora meglio è imparare dagli errori degli altri. Ma la cosa più importante è vivere e fare esperienza sia nel campo lavorativo che nel campo sociale, perché alla fine si vive dei ricordi di ciò che si è fatto sulla strada e non per le cose che non si sono fatte”.

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