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Un tripudio di musica

15 giugno 2018

//comunicato stampa\\
La chiusura di Rezia Cantat: musica e amicizia, canto corale e tradizioni per suggellare un antico legame.

Rezia Cantat si è chiuso così com’era iniziato: in un tripudio di musica esaltato da un entusiasmo incontenibile. Quello dei quasi quattromila coristi italiani e svizzeri, quello di una città che li ha abbracciati, quello degli organizzatori, stanchi ma soddisfatti. Tutto si è svolto secondo il copione predisposto da mesi senza blocchi del traffico né cambiamenti di programma causati dalle bizze della pioggia. A vegliare sulla carovana delle Alpi, ad accompagnare i concerti all’aperto e gli oltre diecimila partecipanti che hanno riempito le vie della città, gli alberghi e i bed and breakfast ha pensato un caldo sole estivo. Forse nemmeno chi l’aveva immaginata così avrebbe potuto sperare in un esito tanto positivo. Dall’esordio alla calata del sipario, dalla suggestione delle chiese di Chiavenna, che hanno ospitato la maggior parte dei concerti, alla magnificenza delle cascate dell’Acquafraggia, al cui cospetto si è svolto l’atto conclusivo, è stato un susseguirsi di emozioni culminate nell’ammassamento di ieri, l’unica definizione possibile per l’incontro di cori e bande in piazza Bertacchi con l’esecuzione dell’Inno di Rezia Cantat e la nascita dello Stato dei cori. Ci sarà tempo per le riflessioni su ciò che è stato e su quello che sarà, quel che è certo, negli attimi che seguono la conclusione di Rezia Cantat, è che la creatura plasmata da due amministratori appassionati di canto corale, i sindaci di Piuro, Omar Iacomella, e di Samedan, Jon Fadri Huder, è diventata un evento unico nel suo genere, straordinario per l’alto livello artistico e per il numero delle presenze. La musica e i coristi per tre giorni hanno pacificamente invaso la città, tanto da far dire al presidente della Comunità Montana della Valchiavenna Severino De Stefani, che ha sostenuto l’evento: «Se questa è un’invasione, noi ci arrendiamo». E Chiavenna ha risposto rispettando la sua nomea di città di confine accogliente e aperta, abbracciando la grande folla e riservandole ogni attenzione, come si conviene con gli ospiti. La soddisfazione era ben visibile nel sindaco Luca Della Bitta, sorpreso ma entusiasta.

Per una volta i numeri del bilancio conclusivo sono quelli preventivati: 132 cori, quasi quattromila coristi, oltre diecimila partecipanti. Sono cifre che, prima dei commenti degli organizzatori, individuano le dimensioni di un successo che più annunciato di così non avrebbe potuto essere. Le 160 ore di musica, i 14 concerti di gala con la presenza delle migliori espressioni del canto corale di tutti i generi, canti di montagna, musica sacra, gospel, le esibizioni davanti alla giuria, il canto libero hanno reso indimenticabile Rezia Cantat dal punto di vista artistico, un evento imperdibile per tutti gli appassionati. L’unione di due popoli divisi soltanto da un confine, l’amicizia e la fratellanza profuse a piene mani gli hanno fatto guadagnare un posto nella storia della Valchiavenna e del Canton Grigioni.

In una città ancora frastornata da una tre giorni vissuta intensamente, nei volti degli organizzatori e degli amministratori si scorgono la stanchezza e la felicità: la preoccupazione legata all’accoglienza di un numero straordinario di persone, il timore per la logistica, l’apprensione generata dai tempi imposti dal programma sono svaniti per lasciare spazio alla felicità. Saluti, ringraziamenti, apprezzamenti, positivi riscontri dai partecipanti e dagli operatori cittadini sono il leitmotiv delle prime ore del dopo Rezia Cantat. «Una bellissima festa della musica e dell’amicizia – commenta il sindaco Della Bitta -: è stato bello vedere Chiavenna invasa dai coristi. La città si è fatta trovare pronta e ha sfruttato al meglio l’opportunità di mettere in mostra tutto ciò che di bello ha da offrire». «Quello che è avvenuto in questi giorni è difficile da spiegare con le sole parole – gli fa eco il presidente della Comunità Montana De Stefani – : è stato un evento culturale di eccellenza ma anche l’incontro tra due popoli da sempre vicini. Abbiamo vissuto emozioni che rimarranno per sempre dentro di noi». Iacomella e Huder parlano insieme: «In questi tre giorni si è espressa la musica, la grande protagonista di Rezia Cantat. L’idea è nata dalla passione per il canto corale che ha fatto incontrare prima noi, quindi due comunità: le voci dei coristi hanno liberato nell’aria amore e amicizia, un messaggio universale. Questo, soprattutto, andando oltre il livello artistico e l’eccezionalità dell’evento, ci lascia la carovana corale delle Alpi: uno sforzo indescrivibile, una soddisfazione enorme che lo ha ripagato».

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