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Serate invernali

8 febbraio 2018

//tratto da Il Grigione Italiano\\
Domani, venerdì 9 febbraio, verrà proiettato a Salecina il film Il mondo di Nermina, alla presenza della regista Vittoria Fiumi, abitante a Vicosoprano. La pellicola è in italiano, sottotitolata in tedesco.

Il Centro di formazione e vacanze Salecina (Maloja) riprende questa settimana le serate invernali, con la proiezione di un documentario che racconta la storia della famiglia di Nermina, originaria di un villaggio nelle montagne della Bosnia, sopravvissuta alla guerra e che decide di tornare dopo molti anni.
Gli appuntamenti successivi saranno il 16 febbraio (conferenza su Whatsalp con Harry Spiess – Traversata delle Alpi da Vienna a Nizza: 1800 km a piedi con lo sguardo vigile sull’ambiente) e il 23 febbraio (film Zaunkönig con il regista Ivo Zen).
Riguardo al primo appuntamento, quello di venerdì 9 febbraio, abbiamo intervistato la regista di Il mondo di Nermina.

Chi è l’autrice del film?
Sono Vittoria Fiumi, sono una regista e produttrice di documentari, antropologa di formazione. Nel 2013 ho fondato nei Grigioni la mia casa di produzione indipendente, la Fiumi Film. Il mondo di Nermina (2014) è stato il primo documentario prodotto e diretto da me. Dopo di questo, ho prodotto The Remnants – La guerra che resta, un documentario sull’eredità della guerra del Vietnam nel paese più bombardato nella storia dell’umanità: il Laos.

Vittoria Fiumi (la seconda da destra) con Nermina e i suoi figli nel villaggio in Bosnia

Altre opere in cantiere?
Al momento sto lavorando al mio esordio alla finzione, un film dal titolo provvisorio Tre Volte Me, tratto da un racconto breve di un autore, recentemente scomparso, che ha vissuto a lungo nelle Alpi: John Berger. Il film sarà prodotto da una casa di produzione ticinese e ho scelto la Val Bregaglia come location. Sto inoltre producendo un documentario su Hugo Pratt, disegnatore e creatore del personaggio di Corto Maltese, un pilastro della storia delle graphic novel, un progetto sostenuto dell’Ufficio federale della cultura, dalla RSI e dal Media Desk Suisse.

Da dove vieni e da quanto tempo vivi in Bregaglia?
Vivo a Vicosoprano da poco più di un anno, prima vivevo in Prettigovia, sempre nel Canton Grigioni. Mi sono innamorata della Val Bregaglia per i suoi paesaggi, la sua luce, la sua storia, il suo patrimonio artistico, è la terra di Giacometti e Segantini, due grandissimi artisti del novecento.

Una differenza fondamentale fra la Prettigovia e la Bregaglia è la lingua.
È un vantaggio non da poco poter parlare e lavorare nella mia lingua materna, l’italiano, e pur conoscendo lo svizzero tedesco o sforzandomi di capire il bregagliotto ed il romancio devo ammettere che è molto piacevole poter parlare la propria lingua, sopratutto se si produce cultura e la lingua non è solo uno strumento, ma spesso il contenuto stesso di un prodotto culturale. Nel film che sto scrivendo tuttavia mi piacerebbe avere una rappresentanza per tutte e tre le lingue del Cantone. Amo la pluralità delle lingue, la trovo un’enorme ricchezza, quindi dovrò sforzarmi di padroneggiarle meglio.

Hai intenzione di rimanere o sei solo di passaggio?
Amo molto Vicosoprano ed ho intenzione di rimanerci a lungo. La trovo infatti il giusto connubio tra il mio desiderio di immergermi nella natura e la possibilità di lavorare in un luogo privo di distrazioni mediocri. È un luogo votato all’essenzialità. Qui posso creare e rilassarmi allo stesso tempo e quando sono stanca di scrivere posso sempre fare una magnifica passeggiata nel bosco.

Hai stretto amicizie, partecipi a qualche associazione?
Ho alcuni amici: alcuni sono nati e cresciuti qua, altri sono arrivati da fuori e vi risiedono da anni. In Bregaglia sono attiva nella Fondazione Salecina, e con calma penso di poter anche fare molto altro. Non ho molto tempo, purtroppo, e poi sono arrivata da relativamente poco.

Che genere di film è quello che verrà proiettato a Salecina? Come mai hai scelto questo soggetto?
Il Mondo di Nermina è un documentario che ho girato in Bosnia tra il 2012 ed il 2014, ma conoscevo la famiglia di Nermina già dal 2006. Ho scelto di raccontare la loro storia perché mi aveva colpito il fatto che questa famiglia fosse tornata a vivere in un villaggio distrutto dopo la guerra, lo stesso posto dove alcuni suoi membri erano stati trucidati. Pensavo al coraggio di cui si ha bisogno per tornare, per ricostruire, dopo aver perso tutto, avevo ammirazione per loro e volevo raccontare quello che stava succedendo.

Vedi dei legami fra la storia raccontata nel tuo film e la vita in Bregaglia?
Nermina vive in un piccolo villaggio di montagna, dove vivevano, quando ho girato il documentario, solo 15 persone. Avevano l’elettricità e l’acqua, ma scaldavano le case con la legna, cacciavano, facevano l’orto, e tra di loro, ovviamente c’era una solidarietà fortissima, come una grande famiglia, di fatto erano gli unici sopravvissuti che avevano deciso di ritornare. Penso che la situazione nelle nostre montagne non sia così estrema, eppure, in Bosnia ho ritrovato quella energia che ti permette di vivere in condizioni climatiche difficili e quella mentalità «antica» e saggia che ti permette di prevedere in qualche modo il futuro, ad esempio coltivando o facendo manutenzioni speciali che permettono anche alle persone di montagna di sopravvivere in condizioni climatiche non sempre clementi. Allo stesso modo, anche se molto più in piccolo, abbiamo visto un’esplosione di solidarietà in seguito al dramma della frana della scorsa estate, che a mio parere ha unito ancora di più la comunità che nella difficoltà ha cercato e trovato sostengo tra i propri compaesani.

Silvia Rutigliano

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