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La catastrofe

7 dicembre 2017

Riprendiamo le interviste con Anna Giacometti. Il punto di vista della sindaca sul disastro che ha colpito il Comune a partire dal 23 agosto 2017.

A 100 giorni dallo scoscendimento del Cengalo e dalla prima colata detritica che ha raggiunto il fondo della Val Bondasca, come ricordi ciò che hai vissuto?
Devo dire per prima cosa che non ricordo tutto con precisione. A volte i ricordi si accavallano, e non so più bene cosa è successo prima e cosa dopo… Credo che avrò bisogno di tempo per rimettere in ordine non solo i ricordi ma anche i pensieri su tutto quanto è successo. E il difficile sta anche nel fatto che probabilmente non è ancora finita. Anche se stiamo tornando piano piano alla normalità.

Cosa significa per un’amministrazione comunale trovarsi a gestire un’emergenza simile?
La frana del Cengalo ha travolto anche noi, perché di colpo tutto è cambiato, sia per quanto concerne il lavoro sia per quanto concerne le priorità che uno ha nella vita: anche il mio tempo libero infatti lo dedicavo alla frana. Come tanti altri ho dato quello che potevo dare e sono contenta di averlo fatto, sono contenta anche di essere stata in grado di dare fiducia alla gente: c’è stato un bel contatto fra le autorità e la popolazione, che in «tempo di pace» a volte non c’è. E gli altri dossier sono rimasti lì pendenti per settimane intere.

Come vivevi concretamente le tue giornate?
Si arrivava alla mattina presto, si entrava in questo municipio pieno di pompieri, polizia, membri della protezione civile, dell’esercito, degli uffici cantonali… Abbiamo imparato a condividere con gli altri le nostre cose, i nostri uffici, i nostri computer. Abbiamo imparato a convivere senza Internet, per giorni interi, ad arrangiarci. Mangiavamo nei corridoi. C’era anche chi dormiva nel municipio. È impossibile prepararsi a una cosa così: capita, e uno si adatta. Il lavoro non mi lasciava un momento di tregua.

Certo, di gente ne è passata proprio tanta…
Una cosa che è stata bellissima sono proprio questi incontri con tantissime persone. Non solo i consiglieri federali e i consiglieri di stato, ma proprio tanta gente, che in parte poi purtroppo si dimenticherà. Però le emozioni sono state molto forti e i ricordi per quanto concerne queste persone sono bellissimi. Il lavoro e la stanchezza passano, quello che rimane è il lato umano.

C’è però un’ombra che pesa sempre. La noto anche da un paio di foto attaccate qui nell’ufficio.
Sì, come Comune siamo riusciti, grazie alle opere di premunizione e al sistema di allarme, a proteggere la popolazione e i campeggiatori presenti il giorno della frana, ma otto persone sono comunque morte in Val Bondasca. E questo fa sempre ancora molto male. Abbiamo fatto tutto quello che gli esperti ci avevano detto di fare, per proteggere la popolazione: il 14 agosto abbiamo anche aggiornato i cartelli in Val Bondasca, abbiamo telefonato e scritto ai proprietari dei maggesi più a rischio, abbiamo scritto ai responsabili delle capanne, per renderli attenti del grave pericolo. Ma purtroppo è andata così. Se fosse successo di notte, non ci sarebbero stati escursionisti sui sentieri, però c’erano alcuni bregagliotti che pernottavano nelle cascine…

E c’era la corsa Bondo – Sasc Furä organizzata per la domenica 27 agosto.
Il Comune non ne è stato informato ufficialmente, perché non era necessario. Non era richiesto un permesso. Io ho saputo per caso di questa corsa e ne sono rimasta molto meravigliata, proprio a motivo del grave pericolo che incombeva su un tratto del sentiero. A proposito del pericolo, avevamo invitato i sindaci dei vicini Comuni italiani e il presidente della Provincia di Sondrio, per informarli del pericolo e per valutare eventuali misure da prendere. L’incontro era stato fissato per il 25 agosto…

Hai detto prima che il lavoro non ti lasciava un momento di tregua. In questi 100 giorni hai lavorato giorno e notte?
Non proprio. E io ho avuto la fortuna di non abitare a Bondo o Sottoponte o Spino, insomma di non essere direttamente coinvolta. Così la sera potevo tornare a casa e staccare, e nel limite del possibile cercavo di non pensarci. Anche se di notte ancora oggi regolarmente mi sveglio e penso a questa catastrofe e cerco di elaborare quanto abbiamo vissuto tutti insieme. Molti giornalisti mi hanno chiesto se mi potevano seguire, e vedere come vivo, ma ho sempre rifiutato. Tranne a una signora che conoscevo già da prima, l’unica a cui ho concesso un’intervista in casa mia. Ho anche preso qualche giorno libero.

La percentuale di lavoro del sindaco e dei municipali è aumentata.
Dal primo di settembre, come Municipio abbiamo deciso di aumentare il mio pensum al 100% e i municipali non hanno più il limite del 25%. Non tutti i municipali lavorano più di prima, ma alcuni sì, e quindi è giusto che possano segnare le loro ore. Questa decisione è limitata fino al prossimo mese di marzo, poi si vedrà. Al contempo abbiamo assunto, per alcune settimane, delle persone, per esempio per rispondere alla cosiddetta hotline, che era attiva 24 ore al giorno.

Tutto questo comporta nuove spese.
Il Comune è assicurato, e siamo convinti che queste uscite supplementari non andranno a carico della gestione corrente. Infatti adesso stiamo raccogliendo, consigliati dal consulente dell’assicurazione, tutte le uscite straordinarie che abbiamo anche a livello di amministrazione. Dobbiamo calcolare anche le minori entrate, ad esempio la nostra centralina di Bondo che è fuori uso e che portava nelle casse del Comune oltre 250’000 franchi all’anno che adesso mancano, e a quanto pare anche lì in parte siamo assicurati. Quindi non c’è da temere un aumento del tasso fiscale. Il fatto di essere un Comune grigione aiuta tantissimo dal punto di vista finanziario, non solo per quanto riguarda i contributi della Confederazione e del Cantone ma anche per quanto riguarda le assicurazioni.

E poi c’è il denaro raccolto. Come viene o verrà gestito?
I soldi che vengono versati sul conto donazioni del Comune vengono controllati dall’Ufficio cantonale per i comuni, e abbiamo anche deciso di istituire una commissione che definisce i criteri di uso. Nella commissione ci sono rappresentanti del Comune, del Cantone, dell’Assicurazione fabbricati, della Catena della Solidarietà e della Patenschaft für Berggemeinden, cioè il Patronato svizzero per i comuni di montagna. Quest’ultimo ha raccolto fondi per il ripristino delle infrastrutture comunali, che è molto importante. A volte le donazioni sono legate, ad esempio per la popolazione, per il parco giochi, per lo sport… Ma anche l’allacciamento all’acquedotto di Stampa è a favore della popolazione, così come è a favore della popolazione tutta la ricostruzione: strade, ponti, infrastrutture… tutto quello che è andato distrutto. E in più si dà una mano ai privati: prima ci sono le assicurazioni, e per quanto non coperto da loro si discuterà come coprire quei danni.

(Fine della prima parte. Leggi la seconda.)

Silvia Rutigliano

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