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Pizzo Badile Nordest supercombo

11 gennaio 2017 Nessun commento

//tratto da planetmountain.com\\
Il 16 dicembre 2016 le due guide alpine svizzere David Hefti e Marcel Schenk hanno percorso una combinazione di ghiaccio e misto.
Con una linea che unisce la Via Cassin alla via Memento mori sulla parete NE del Pizzo Badile.

Ad un mese esatto dalla prima salita di Amore di vetro, Marcel Schenk è tornato sul «luogo del delitto» insieme a David Hefti per salire quella che loro stessi definiscono come una delle vie di arrampicata su misto migliori che abbiano mai percorso.

Dopo Amore di vetro Schenk non aveva mai perso d’occhio il Badile, complice anche il fatto che la neve si facesse ancora attendere. Così, dopo aver visto dal Cengalo che la parete era in condizione, le due guide alpine sono partite dalla Val Bondasca alle 4 del mattino del 16 dicembre. Alla Capanna Sasc Furä si sono fermati per un veloce cambio di abbigliamento, sostituendo le scarpe da ginnastica con gli scarponi d’alpinismo, quindi sulla spalla all’inizio dello spigolo nord hanno preso del materiale che avevano depositato lì tre giorni prima. All’alba hanno iniziato a salire la cengia innevata verso sinistra per raggiungere la celebre Via Cassin, aperta nel 1937 da Riccardo Cassin, Vittorio Ratti, Gino Esposito, Mario Molteni e Giuseppe Valsecchi.

Ancora una volta le placche ricoperte da sottili strati di ghiaccio hanno offerto un’arrampicata molto delicata e difficile da proteggere, superata in alterna. Poi, dove un mese fa Schenk era salito dritto verso l’alto dal primo nevaio per creare Amore di vetro, i due hanno invece continuato fedelmente lungo la Via Cassin fino al secondo nevaio. Raggiunta l’estremità sinistra di questo pendio hanno traversato verso sinistra per raggiungere alle 11:00 il couloir centrale della via Memento mori, aperta nell’agosto 1980 dai cecoslovacchi Josef Rybicka, Jan Simon e Ladislav Skalda e definita da molti come la via «più allucinante» della parete. (Memento mori in latino significa «ricordati che devi morire», ndr).

Guarda le foto.

A questo punto gli svizzeri si sono resi conto di essere entrati nel cuore della parete e nel tratto chiave della loro combinazione, come racconta Schenk: «La parete è più ripida di quanto avessimo previsto guardandola dal basso e richiede impegno totale. La vista verso il ghiacciaio del Cengalo è fantastica e ad ogni piccozzata guadagniamo altezza. I tiri rimangono esigenti e solo lentamente cambia l’inclinazione della parete. Dal nevaio raggiungiamo la parte alta della via, sulla pala, dopo cinque lunghi tiri di sessanta metri». Questi tiri hanno offerto difficoltà fino a M7, ma comunque con protezioni migliori rispetto ai precedenti tratti con ghiaccio sottile. Gli ultimi 200 metri sulla pala sono stati superati in conserva, separati l’uno dall’altro da 60 metri di corda e con diverse protezioni nella neve e nel ghiaccio, mentre la cima è stata raggiunta con gli ultimi raggi del sole alle 16:30.

La discesa è avvenuta al buio; sapendo dalla salita del Cengalo che le condizioni da quella parte erano buone, dalla cima del Badile i due hanno raggiunto la Punta Sertori, da dove si sono calati per raggiungere il Col da Cengalo. Hanno disceso i 600 m del canalone, poi sono risaliti altri 150 m per ritornare verso lo spigolo nord. Il rientro a valle è stato lungo, ma ciò nonostante sono ritornati al parcheggio a Laret alle 21:00, 17 ore dopo essere partiti. Schenk ha spiegato: «Il Badile in giornata. Wow. E che giornata! Sapevamo che le condizioni erano buone. Ed avevamo ancora voglia di fare un po’ di alpinismo».

Fonte: planetmountain.com

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