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Auguri, Elda!

27 febbraio 2014 1 commento

Bondarina di nascita e biviana di adozione, ha dedicato la vita all’insegnamento, alla difesa dell’italiano e alla conservazione della storia e della cultura locali. Elda Simonett-Giovanoli ha compiuto novant’anni e mantiene, nonostante le difficoltà della vita, una buona dose di sana autoironia.



Articolo apparso su Il Grigione Italiano.

Pur avendo lavorato per quarant’anni a Bivio, maestra nella scuola complessiva del paese, Elda Simonett-Giovanoli è sempre rimasta una bregagliotta. Nella casa della Plaza d’sot a Bondo, in cui nacque il 1° febbraio 1924, è tornata regolarmente d’estate a trascorrere le vacanze. Ma è a Bivio che l’abbiamo incontrata, per sentire come sta, per tracciare un riepilogo della sua vita.

«Adesso sono una donna libera – ha affermato. A 90 anni si è liberi, si può parlare come si vuole, quando si vuole e non si deve più avere paura per il proprio posto di lavoro eccetera». Ma a noi pare che Elda sia stata sempre così, libera nell’esprimere le sue opinioni, le sue osservazioni anche pungenti. Lo ha fatto pure dalle colonne del nostro giornale, con il quale ha collaborato per tutta una vita, riportando cronache di Bivio, o di gite e viaggi organizzati, o commenti su fatti di attualità o sui costumi. E molto di sé, senza troppi pudori, ella ha raccontato anche nel suo ultimo libro, Ricordi di vita di un’insegnante “per vocazione”, pubblicato a fine 2011, un’autobiografia in cui alle vicende personali si intrecciano le descrizioni di persone incontrate nel suo cammino.

Essendo i genitori emigrati in Italia, Elda Giovanoli, con suo fratello Dino e sua sorella Franca, trascorse l’infanzia a Pontremoli in Toscana, dove frequentò anche le magistrali per realizzare il suo sogno d’infanzia. Racconta infatti che fin dai tempi dei primi anni di scuola giocava a fare la maestra, con la collaborazione di altri bambini che si prestavano a fare da scolaretti.

La morte improvvisa del padre e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale furono la causa di un precipitoso rimpatrio in Svizzera della madre con lei e sua sorella, costrette a lasciare all’Italia fascista ogni bene che la famiglia aveva accumulato in vent’anni di lavoro. Il fratello Dino era già stato fatto rimpatriare in precedenza, perché, malgrado la cittadinanza elvetica, il regime lo voleva arruolare nell’esercito italiano.

Il diploma magistrale conseguito in Italia non era valido oltreconfine e così Elda Giovanoli non poté iniziare a lavorare, ma riprese a studiare e con l’aiuto del maestro Vitale Ganzoni riuscì a superare l’esame di tedesco per accedere alla magistrale a Coira, dove si diplomò. E subito dopo accettò l’incarico di insegnante a Bivio.

Per ben 46 anni Elda Giovanoli, sposata Simonett nel 1954, è stata redattrice dell’Almanacco del Grigioni italiano, responsabile per la sezione Bregaglia. Oltre a scrivere per l’Almanacco, ha pubblicato su giornali e riviste, dando alle stampe anche alcuni libri, per esempio nel 1968 un libro di lettura per la seconda classe, poi C’era una volta Bivio, e Personaggi veri e leggende, entrambi questi ultimi editi dalla Tipografia Menghini di Poschiavo.

Molto combattiva nella difesa della lingua italiana nei Grigioni, molto legata alla storia e alle tradizioni nelle sue valli, sia quella di origine sia quella di adozione, Elda ha ottenuto diversi riconoscimenti: dal titolo di Cavaliere della Repubblica italiana ricevuto nel 1973, passando per i premi di Pro Helvetia e del Governo del Cantone dei Grigioni, fino ad arrivare al “cubetto” che la Pro Grigioni Italiano le assegnò nel 2007. A proposito di quest’ultimo, Elda racconta: «Quando mi informarono che mi era stato assegnato il “cubetto Pgi”, immaginai un ciondolino da appendere a una catenina al collo, un piccolo, naturalmente molto piccolo, cubo d’oro. E invece – aggiunge con tono arrabbiato ma celando un sorriso – mi è arrivato un cubo di pietra… Se non ci fosse stato il piedistallo a tenerlo, l’avrei volentieri scagliato contro chi mi stava davanti!»

Sempre così, Elda. Piena di energia e vitalità, ma anche di ironia. Come quando scrisse, negli Anni ’90, del suo rapporto conflittuale con il suo primo computer, una “Lettera al mio computer Fritz” (pubblicata nei Ricordi di vita). «Mentre la mia vecchia macchina da scrivere leggera, snella, chiacchierina, occupava modestamente un cantuccio del mio studio e io potevo ancora respirare, tu davanti a me troneggi addirittura come un monumento a Garibaldi, con la differenza che per l’Eroe dei due mondi ho sempre avuto simpatia, per te no. Sei grande, pesante, ingombrante e i tuoi tasti sono muti; mi togli il respiro. (…) Ti ho dato un nome per poterti odiare meglio: Fritz. (…) Nel mio studio conservo un vecchio fucile [ma] sta’ pur certo, Fritz, che prima di ucciderti ti farò mio».

Ripensando alla sua vita, è facile per Elda individuarne il momento più doloroso: la morte del figlio Marcello, trentottenne. Niente fu peggio, nemmeno la precipitosa fuga dall’Italia e il dover ripartire da zero, nemmeno le privazioni del tempo di guerra. A proposito di quegli anni, in cui era poco più che ventenne, Elda scrive: «Anche se la fame era sempre in agguato e il lavoro per le donne massacrante, ricordo questo periodo come forse uno dei più interessanti della mia vita, poiché ogni giornata e ogni nottata avevano sapore d’avventura. Poi a poco a poco cominciarono gli anni delle “vacche grasse”. Tutto diventò più facile e purtroppo spaventosamente normale».

Elda Simonett-Giovanoli lascia una bella traccia del suo passaggio: i segni di una donna con degli ideali, per i quali si è battuta, conseguendo vittorie e sconfitte, ma rimanendo sempre a testa alta. Ancora oggi, a novant’anni compiuti, si muove con portamento dignitoso, i capelli raccolti nel solito foulard, l’abbigliamento curato. Attraverso il suo sorriso birichino ancora racconta episodi poco onorevoli della sua vita privata, ma certo l’autoironia glielo consente e non deve nascondere scheletri negli armadi.

Silvia Rutigliano

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  1. scrive:

    …”Improvvisamente esce dal bosco un vento forte di tramontana e si porta via tutte le voci, lontano lontano.
    Al mattino tutto è di nuovo silenzio. I vivi cominciano a visitare i Morti. Delle mani amorose raddrizzano un rosaio, seminano miosotis, sostengono un giglio. Dei passi risuonano sulla ghiaia.
    I vivi osservano le tombe: il povero giace vicino al ricco, il colto vicino all’ignorante.
    San Martino (la chiesa di Bondo, ndr) non è parziale: ha dato a ognuno la sua zolla di terra, anche a chi in vita non ne ha mai posseduta.
    Scende la notte e i Morti attendono d’esser lasciati soli.
    Qualcuno s’avvia a passo lento verso il cancello di ferro, lo richiude adagio dietro di sé e poi se ne va in punta di piedi per non disturbare.”

    “San Martino” da “Personaggi veri e leggende” di Elda Simonett-Giovanoli, 1975

    Elena Giacometti

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