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Camminare per non dimenticare

21 settembre 2022

Sabato 17 settembre, dopo tre anni di sosta, si ritorna a camminare e riflettere in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer.

“Non abbiate paura” ci esorta il personale del Centro Sanitario Bregaglia che si occupa grazie ad un “gruppo qualità demenza” di conoscere e curare sempre meglio i pazienti cui sia stata diagnosticata la malattia. “Non vergognatevi e rivolgetevi al più presto a degli specialisti”. Per curare un paziente affetto da Alzheimer c’è bisogno di assistenza medica e quindi anche dei sussidi offerti dall’AHV per chi dipende da terzi. Ci si può rivolgere a delle Memory Clinic e bisogna tempestivamente effettuare il “clock drawing test” e una risonanza magnetica. La malattia, battezzata nel 1906 col nome del neuropatologo Alois Alzheimer, colpisce anche persone con meno di 40 anni.

100’000’000’000 di neuroni, collegati tra loro, formano reti di comunicazioni, organizzati in gruppi di lavoro specifici per pensare, apprendere, ricordare, vedere, sentire suoni e odori. La ricerca sta cercando di capire cosa distrugge le cellule nervose, causando mancanza di memoria, cambiamento di personalità, problemi a svolgere le attività quotidiane. Negli ultimi 20 anni è stato scoperto il 90% di ciò che sappiamo sull’Alzheimer.

È interessante notare, tra i fattori di rischio di insorgenza del morbo, la minore istruzione. Gli studiosi ritengono che un cervello allenato può trovare percorsi alternativi di comunicazione neurone-neurone nel momento in cui si verificano cambiamenti legati ad una demenza.

Se ad oggi la malattia è incurabile, sono molti i metodi non farmacologici pensati per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Presso il CSB c’è un centro diurno che dal lunedì al venerdì accoglie chi è affetto da demenza e accompagna i familiari nella ricerca del miglior aiuto possibile.

Negli ultimi anni sono stati messi in atto una serie di provvedimenti mirati al benessere del malato: ambienti protesici, dedicati in cui gli ospiti possono vivere nel modo più adatto alla loro condizione, nel rispetto dello stadio della loro malattia.

Si pratica la Doll Therapy, che può aiutare a recuperare ricordi piacevoli, ci si aiuta col metodo Montessori per rinforzare le capacità necessarie a svolgere le attività quotidiane, viene utilizzato il metodo Validation, il cui approccio empatico è adottato come filosofia del Centro, che dal 2006 vede al suo interno delle operatrici; assieme alla Casa di cura di Chiavenna si sta praticando la Musicoterapia.

Molto si può fare, il “gruppo qualità demenza” ha vinto nel 2018 un premio dall’Associazione Alzheimer per l’impegno e le migliorie messe in atto e molto si può ancora fare per adeguare l’ambiente alle esigenze che, si è visto, aiutano chi soffre di Alzheimer a ridurre gli stati d’ansia: un ambiente privo di stimoli sonori e visivi forti, un ambiente protetto e chiuso che permetta loro di passeggiare senza meta, come un giardino terapeutico.

Questo e molto altro hanno appreso la sessantina di persone che, incuranti del vento, sabato hanno marciato per non dimenticare chi dimentica.

Donatella Rivoir

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