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Vita di Gran Consiglio

3 maggio 2022

//tratto da Il Grigione Italiano\\
Traduzione simultanea: «Non è un favore alle minoranze linguistiche». Intervista al deputato bregagliotto Maurizio Michael.

a cura di Silvia Rutigliano

Nell’ultima sessione di Gran Consiglio, la settimana scorsa, il Cantone dei Grigioni ha approvato l’introduzione della traduzione simultanea dei dibattiti parlamentari. Finalmente (terzo tentativo in 30 anni) ciascun granconsigliere o granconsigliera potrà parlare nella propria lingua sapendo di essere capito da tutti e tutte. Infatti, in teoria ci dovrebbe essere almeno la comprensione passiva di tutte le lingue cantonali, ma la realtà è un’altra cosa, come afferma Maurizio Michael, il deputato della Bregaglia, che abbiamo come di consueto intervistato.

Maurizio Michael, che atmosfera c’era in aula a proposito della traduzione simultanea?
È stata una discussione semplice, poco tecnica, perché l’argomento non lo richiede, perciò le persone che sono intervenute nel dibattito lo hanno fatto nella propria lingua, con interventi a braccio, e gli interventi si rispondevano a vicenda, come in una discussione vera e propria. Questo ha creato un’atmosfera diversa, perché di solito gli interventi vengono preparati in anticipo. Specialmente le persone di lingua italiana e romancia se li devono scrivere prima (in tedesco). E quindi viene a mancare la spontaneità del dibattito.

In generale, nel Cantone dei Grigioni l’obiettivo è che le persone si capiscano a vicenda parlando ognuno la propria lingua e capendo quella degli altri.
A chi diceva che in realtà dovremmo capirci, ho risposto che ha ragione, ma non è sempre così. La traduzione è necessaria per i tedescofoni che non capiscono le altre due lingue cantonali, che fanno fatica. Mi è capitato che un collega mi venisse a dire: «Du hast schön geredet, aber ich habe leider nichts verstanden» («bel discorso, ma purtroppo non ho capito niente»). Non si tratta quindi di un favore alle minoranze linguistiche, ma di un aiuto per coloro che non capiscono.
È un’idea del trilinguismo. Il regolamento prevede che in Gran Consiglio si possano parlare le tre lingue ufficiali. Ma di fatto non lo si fa, perché una parte dell’assemblea non ti capisce. Noi italofoni e romanciofoni spesso facevamo interventi in due lingue, per essere sicuri che tutti quelli di lingua tedesca potessero capire almeno il concetto fondamentale del nostro discorso.

La traduzione sarà trasmessa anche nello streaming delle sessioni?
Sì. Questo è un punto importante: adesso con lo streaming la gente può ascoltare anche da casa e la traduzione simultanea diventa uno strumento per far accedere tutto il pubblico interessato ai dibattiti.
Inoltre ci sono persone che attualmente non si candidano, perché non si sentono all’altezza a livello linguistico, mentre avrebbero buone competenze per essere granconsigliere. Da questo punto di vista si può dire che la traduzione è un vantaggio per le minoranze, anzi per la minoranza di lingua italiana.

Giusto. È bene precisare che la traduzione non sarà in tutte le direzioni. Sarà dall’italiano e dal romancio verso il tedesco (quindi tutti i tedescofoni potranno capire gli interventi fatti nelle lingue minoritarie), e dal tedesco e dal romancio verso l’italiano (quindi tutti gli italofoni potranno capire cosa vien detto nelle altre due lingue). Mentre verso il romancio non ci sarà traduzione.
Le due lingue minoritarie vengono spesso equiparate, ma in realtà bisogna vedere cosa serve davvero, cosa è utile. E si è detto che è giusto tradurre in italiano ed è giusto tradurre in tedesco dall’italiano e dal romancio. Invece i romanci sono tutti bilingui, e loro stessi erano d’accordo con questa soluzione, che tiene conto della realtà. Non si devono chiedere cose che non servono.

Da quando sarà attivo questo servizio?
Bisogna fare interventi tecnici nella sala per l’impianto audio. Poi sarà da modificare il sistema streaming in modo che venga inquadrato chi parla. E dovranno essere installate le cabine per gli /le interpreti. Il lavoro sarà effettuato tra aprile e agosto dell’anno prossimo, approfittando dell’assenza del Gran Consiglio dall’aula a motivo della sessione extra muros prevista per giugno ’23. In ottobre ’23 dovrebbe infine partire ufficialmente.

E per quanto riguarda i costi?
La commissione preparatoria ha fatto tutti i calcoli. L’allestimento dell’impianto costerà un milione e 200 mila franchi, e annualmente sarà di 230’000 franchi il costo degli interpreti, circa 24’000 franchi ogni sessione. I costi non sono stati elemento di discussione. Un aspetto secondo me centrale è che i costi non saranno messi sotto il conto cultura e lingua, ma sotto il conto del Gran Consiglio. Si tratta infatti di un intervento che mira a migliorare il funzionamento democratico del Cantone, e a favorire la partecipazione della popolazione.

È un cambiamento storico per il Cantone dei Grigioni.
Altri cantoni bilingui hanno già la traduzione. Noi ci siamo arrivati adesso. Significa che abbiamo lavorato bene in questi anni. Nel 2010 quando sono entrato in Gran Consiglio non c’era questa sensibilità, ma negli anni la Deputazione grigionitaliana ha guadagnato in autorevolezza ed è riuscita a far capire quali sono le esigenze dei grigionitaliani, e quindi possiamo prenderci un po’ il merito di questo cambiamento. Il problema della reciproca comprensione comunque non viene del eliminato del tutto, perché durante le riunioni delle commissioni la traduzione simultanea non è prevista.

Che ruolo ha avuto l’Esecutivo in tutto questo?
Il Governo non si è espresso, perché la discussione avveniva nella piena competenza del Gran Consiglio e il Governo in questi casi non si esprime. Addirittura in alcuni momenti i banchi del Governo erano vuoti. Un’assenza dal valore simbolico, nella quale dimostrava di lasciare piena libertà al Gran Consiglio. E anche quando erano presenti, i membri del Governo non sono intervenuti.

Cambiando argomento, è stato approvato il nuovo centro di Polizia a Coira.
In Gran Consiglio non sono intervenuto, però è il solito problema. Loro costruiscono un centro moderno a Coira, per la Polizia stradale, che ha competenza fra Landquart e S. Bernardino (o addirittura fino a S. Vittore) ed eliminano il posto a Thusis e a S. Bernardino. Quindi è la solita strategia della Polizia cantonale di accorpare e centralizzare per essere più efficienti. Lo stesso hanno fatto da noi, con il nuovo centro di Polizia cantonale a Samaden. A proposito, sabato scorso ero presente all’inaugurazione.
I posti di lavoro si concentrano a Coira. E cosa succede in caso di incidente? Quali saranno i tempi di intervento? Da un lato ero contento, perché così anche i deputati di altre zone si sono resi conto del problema che io avevo sollevato per il Grigioni meridionale. Quindi c’è stata una certa resistenza in sessione, non contro il progetto in sé, ma contro la strategia di accorpamento. La votazione ha visto molti contrari.

Se non si vota contro i singoli progetti, in quale modo ci si può opporre a questo orientamento?
La strategia è stata decisa dal Governo e il Gran Consiglio ne ha solo potuto prendere atto. Ma non si immaginava che si arrivasse a una situazione di questo genere, ossia a una lettura diversa da quella che era stata discussa il Gran Consiglio. Non ci si sarebbe mai immaginato che la Polizia cantonale potesse chiudere un posto al confine, o un ufficio centrale come quello di Thusis. L’attuale comando della Polizia cantonale, interpreta e attua la strategia a modo suo. Il Gran Consiglio può solo intervenire mettendo in dubbio la strategia e chiedendo dei cambiamenti. Ma questo lo si può fare solo quando abbastanza territori sono coinvolti, e se la soluzione si dimostra non efficace. Perciò adesso che anche altri ne sentono il peso, diventa un po’ più facile parlarne.
Se poniamo la domanda del personale ci rispondono che nessuno viene spostato, e che l’orario di lavoro di chi era di stanza a Thusis continua a partire da Thusis, quando il poliziotto si mette in viaggio verso Coira. Ma i nuovi impiegati dove sceglieranno di abitare?
«Finalmente, ho detto ai miei colleghi, benvenuti nel mondo attuale! Ora vi rendete conto anche voi del problema e vi accorgerete che le pattuglie non saranno in grado di intervenire nel rispetto dei tempi di intervento, che pure sono parte integrante della riorganizzazione e sono contenuti nella strategia».

Ma come è possibile che le cosa vadano in una direzione diversa da quanto deciso in modo democratico? Il Governo non è al di sopra della Polizia?
Io ho l’impressione che la Polizia cantonale abbia troppo margine d’azione proprio e che le valutazioni di carattere politico e democratico vengano un po’ messe da parte, o in altre parole che il Governo sia troppo poco critico e non valuti le conseguenze delle decisioni prese per la popolazione. Piano piano il Gran Consiglio si sta rendendo conto che si tratta di un problema complessivo legato all’attuazione di una strategia che non riesce a garantire una copertura sufficiente del territorio. Saranno pure efficienti, ma non sono efficaci.

Nell’ordine del giorno della sessione figurava anche una visita al Plantahof.
Il presidente del Gran Consiglio organizza ogni anno un evento o un’uscita per far conoscere meglio le varie realtà del Cantone, e Aita Zanetti ha scelto il Plantahof, un centro di formazione e consulenza importante del settore agricolo, sostenuta dal Cantone. È stata una serata interessante, ma per me nulla di veramente nuovo. Attualmente sono in atto lavori di costruzione: stanno rifacendo le aule e gli alloggi per gli studenti. Abbiamo cenato lì, eravamo un bel numero, due pullman.

Siamo in piena campagna elettorale: si è visto qualcosa a Coira?
C’era ancora qualcuno che si metteva in evidenza, un certo attivismo, ma non molto altro. I giochi ormai sono fatti. Si sente un certo peso, perché molti sono incerti sull’esito. Quindi è possibile che il cambiamento sarà più grande di quello che si pensa. Questo vale per chi è candidato nei circoli più grandi, come l’Engadina Alta e Coira. Ma anche in circoli piccoli non è detto che chi prendeva molti voti li prenderà ancora, o che gli basteranno ancora per essere eletto. Questo vale anche per me. E ne ero ben consapevole, quando abbiamo proposto questo sistema elettorale. Il vantaggio è che comunque avremo sempre qualcuno che rappresenterà la Bregaglia in Gran Consiglio.

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