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I sentieri dell’amore

9 marzo 2022

Una storia a puntate ambientata in Bregaglia. Racconto inedito di Daniele Coretti.


Capitolo 5

Mentre immagino che Nicole si stia preparando alla partenza, guido verso Chiavenna con Irene sul sedile accanto a me. Quest’ultima era venuta fino in Bregaglia per parlare, voleva ricominciare e darsi un’altra possibilità. Quella mattina avevamo litigato furiosamente e ora la stavo riportando in stazione a Chiavenna a prendere il treno. Non saremmo tornati insieme, su questo ero stato irremovibile. Dunque le nostre strade stavano per separarsi per sempre. Consulto nervosamente l’orologio, so che Nicole sarebbe partita in tarda mattinata con il Palm Express.
Arrivo a Chiavenna in tempo di record. «Ma si può sapere perché hai tutta questa fretta?» chiede Irene sollevando le sopracciglia. «Hai così fretta di liberarti di me?»
«Qualcuno mi aspetta, Irene, ma temo sia qualcosa che non ti riguardi più».
«Addio, Giovanni» dice scendendo e sbattendo la portiera.
Si avvia in stazione senza voltarsi indietro. Ingrano la retro e parto a tutta velocità. Devo arrivare in tempo, Nicole non può andarsene così. La chiamo sul cellulare, ma non ottengo risposta. Allora opto per un rapido messaggio. “Resta, dobbiamo parlare”.
Davanti a me c’è un furgone di grosse dimensioni che va pianissimo, con le dita tamburello impaziente sul volante. “E muoviti”, penso furioso tra me e me.
Dopo una curva c’è un breve pezzo rettilineo e lo supero nonostante la riga continua. Arrivo in dogana, forse andavo troppo forte, fatto sta che mi fanno accostare.
«Ha merce, signore?» chiede una guardia di confine abbassandosi all’altezza del finestrino.
«No, niente da dichiarare».
La guardia di confine mi guarda per un momento. «Scenda dall’auto».
Non ci posso credere. Scendo dalla macchina, trattenendo a stento la rabbia, Nicole avrebbe lasciato la valle tra meno di dieci minuti.
Il poliziotto controlla il bagagliaio e sotto ai sedili, poi un cane antidroga fruga la mia macchina.
Il tutto dura circa cinque minuti.
«È tutto a posto, può andare».
Mi affretto a chiudere il baule e a rimettermi in moto. Arrivo a Promontogno quando vedo un grosso auto-postale giallo con la scritta “Palm Express” in partenza. E allora faccio una pazzia, sterzo e metto la macchina di traverso davanti al Palm Express impedendogli la partenza, poi scendo dall’auto.
Vedo il conducente infuriato che mi lancia sicuramente qualche epiteto. Poi qualcuno raggiunge il conducente e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Si aprono le porte e scende Nicole avvolta nella sua giacca sportiva azzurra. Mi muovo con passo deciso e prima che possa dire qualcosa la bacio con passione.
Dopo qualche momento ci stacchiamo.
«Tu sei pazzo» dice osservando la mia macchina che bloccava l’autopostale e il traffico.
«Ti ho chiamata, ma non mi hai risposto».
«Non avevo più batteria, anche io ti avevo scritto e non mi hai risposto».
«Ti avevo chiamata per spiegarti».
«Per spiegarmi perché te ne eri andato con Irene?»
Rimango per un attimo senza parole. «Lo sai? Come…?»
Nicole solleva le sopracciglia e mi guarda con aria di rimprovero.
«È tutto un malinteso. Irene era venuta per chiarire, ma io l’ho riaccompagnata in stazione. Se ne è andata, per sempre».
«Qui dobbiamo partire, siamo già in ritardo. Vuole risalire signorina?» chiede l’autista.
Nicole mi lancia un’occhiata divertita. «Credo che rimarrò qui».
«Ora sposta la macchina Giovanni, prima che qualcuno chiami la polizia» dice ridacchiando.
Salgo in macchina e libero il passaggio. Poi tiro giù il finestrino: «Che fai non sali?» chiedo a Nicole.
«Facciamo due passi?»
Allora posteggio e passeggiamo.
«Chi ti ha detto di Irene?»
«Le vecchiette del paese sanno essere molto pettegole, se ci si mettono» mi dice trattenendo una risata.
Riprendiamo così da dove eravamo rimasti, camminando l’uno di fianco all’altra, come prigionieri dell’incantesimo della valle che, contro ogni probabilità, ci ha fatti incontrare.

FINE

Satira di Bregaglia

La vignetta della settimana

e

Per sorridere un po’.