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Pecore

15 novembre 2019

Di Renata Giovanoli-Semadeni.

Quando avevo tre anni il nonno materno mi portava con sé a dar da mangiare alle pecore in una piccola stalla a nord
del villaggio di Stampa. Appena giunti là, il nonno mi metteva nella mangiatoia, affinché, quando apriva la piccola porta e lasciava uscire le pecore che correvano ad abbeverarsi alla fontana, queste non mi buttassero a terra. Mentre le pecore e gli agnelli bevevano, il nonno saliva nel fienile e tornava con un gerlo pieno di fieno profumato. Tornate in stalla, le pecore trovavano da mangiare e si calmavano. Diversi anni dopo, un pomeriggio di ottobre, la nonna settantenne di una mia compagna di scuola chiese a noi due ragazze di nove o dieci anni se volevamo accompagnarla sull’alpe sopra il villaggio per aiutarla a condurre a casa una pecora e i suoi gemelli. Il pecoraio l’aveva avvertita che i due agnellini non sarebbero riusciti a camminare fino al villaggio, essendo ancora troppo insicuri sulle loro gambette.

Andammo volentieri, anche perché speravamo di poter portare gli agnellini. Il sentiero era abbastanza ripido e irregolare, ma dopo una buona ora di salita raggiungemmo il suo gregge. Mangiammo due biscotti in compagnia e bevemmo un sorso di tè, indi la signora Elsa prese in braccio i due agnellini e la pecora la seguì senza esitare. Noi ragazze non dovemmo fare altro che impedire che la pecora, nella foga di seguire i suoi piccoli, buttasse a terra quella donna minuta! Attorno al 10 ottobre il gregge tornava a Vicosoprano, e ogni contadino guidava nella stalla le proprie pecore e le tosava. Le pecore tosate, bianche e pulite venivano contrassegnate con segni rossi o verdi sul collo o sopra la coda in modo che fossero facilmente riconoscibili. Infatti, durante quel mese, potevano pascolare liberamente sui prati a nord del villaggio, al di là del fiume. La sera, quando noi ragazzi tornavamo da scuola, rientravano anche loro. Quanto belare, e quante corse su e giù per le vie! Passava una buona mezz’ora, prima che ogni pecora con i rispettivi agnelli, tra cui alcuni nati sul pascolo durante la giornata, trovasse la stalla giusta. Noi ragazzi conoscevamo i colori e i segni dei diversi proprietari e cercavamo di indirizzare le pecore nella loro stalla. Quanti bei ricordi!

Nel 2001 giunse in Bregaglia il primo lupo. In quel periodo non si conoscevano ancora i grossi cani da protezione delle greggi, e così il lupo durante un’estate predò ben 125 animali. I contadini stavano sulle spine, spesso trovavano le pecore e i loro agnellini feriti alla gola, ma ancora vivi, e dovevano ucciderli.

Inutile dire che molti contadini non se la sentirono di continuare; molti smisero subito, altri proseguirono per un po’. Ora, a diciotto anni di distanza, anche perché i sussidi sono diminuiti, la lana non si vende quasi più e la carne non è ricercata, nel mio villaggio non c’è più neanche una pecora e il bosco si espande sui pendii più ripidi ormai non più pascolati!

Da: Südostschweiz, 11.11.2019

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