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Discorso per il Digiuno federale 2019

11 settembre 2019

Il Governo alla popolazione del Cantone dei Grigioni.

Care concittadine, cari concittadini,

da un lato, come dice il suo nome, la Festa federale di ringraziamento, di penitenza e di preghiera è un giorno festivo nazionale e d’altro lato è stato spostato su una domenica, ossia il giorno festivo delle comunità cristiane. Ringraziare, fare penitenza oppure, come diremmo piuttosto oggi, convertirsi e pregare sono certamente concetti cristiani, eppure lo Stato li ha integrati in questo giorno di festa. Da ciò risulta un rapporto carico di tensioni tra le basi della nostra comunità statale e le basi delle comunità religiose, e sicuramente non è fuori luogo riflettere su questo nel discorso per il Digiuno federale. Tanto più che nel corso degli ultimi anni, in occasione di votazioni popolari, l’attenzione è stata richiamata sempre più spesso su questioni etiche e ciò si ripeterà regolarmente anche in futuro.

La nostra comunità è in debito con il cristianesimo, ha un’etica cristiana quale base o deve creare una base propria e dichiararla generalmente valida? E che cosa si intende se in relazione a questioni su cui decidere a livello statale, come appunto in occasione di votazioni popolari, viene rilevato che occorre decidere in merito a questioni etiche? Ciò è avvenuto e avviene ad esempio in relazione alla votazione in merito al mantenimento della caccia speciale, a questioni riguardo all’immigrazione e alla politica migratoria, a vendite di armi, a questioni inerenti la responsabilità dei gruppi industriali svizzeri, ma anche quando si tratta di determinare la retribuzione di dirigenti. Ripetutamente viene tematizzata e tirata in ballo l’etica che vi sta alla base; negli ultimi tempi ciò accade in maniera massiccia quando viene affrontata la questione della sostenibilità, in particolare nell’ambito della politica climatica globale.

Viceversa è generalmente riconosciuto che la comunità statale debba avere un atteggiamento neutrale e debba trattare in modo uguale le persone di tutti gli orientamenti religiosi e di tutte le opinioni. Non devono esserci trattamenti privilegiati a seconda dell’orientamento religioso o di convinzioni di carattere etico. Ma: lo Stato può esistere rinunciando del tutto a una base etica e può permettere alla propria popolazione un’esistenza sicura e orientata al futuro? Non ha bisogno di un atteggiamento di base comune, a maggior ragione quando si tratta del comportamento e del modo di pensare delle persone? Una base fondamentale fatta di norme di comportamento e di convinzioni che non devono essere sorvegliate e controllate perché sono generalmente valide e vengono anche rispettate? Per noi tutti è del tutto scontato che da noi in Svizzera nessuno debba soffrire la fame, che tutti possano fare ricorso a un’assistenza medica di base e che tutti trovino un alloggio, indipendentemente dalla loro situazione economica e giuridica. In questo modo non è già stata gettata una base buona e stabile? E simili convinzioni non provengono originariamente da un fondamento riconducibile alla dottrina cristiana, indipendentemente dal fatto se una persona oggi si professi credente?

Lo Stato e le chiese nonché le comunità religiose in generale hanno tutti i propri compiti. Voler gestire uno Stato secondo il vangelo sarebbe impossibile, e i tentativi in tal senso hanno prodotto regolarmente dittature disumane. La comunità statale è costretta ripetutamente a cercare compromessi, ad accettare soluzioni rimaste a metà, temporanee e imperfette. Spesso è necessario prendere decisioni lontane dai grandi ideali dell’umanità. E le decisioni devono fondarsi su basi che garantiscano la convivenza e in un certo qual modo siano sostenibili per tutti. Lo Stato deve poter punire, deve potersi difendere, ma deve anche concedere ampie libertà al singolo per quanto riguarda le sue opinioni e l’organizzazione della sua vita.

Se lo Stato ritenesse di poter e di dover influenzare o addirittura controllare le convinzioni e le opinioni dei cittadini andrebbe oltre le sue possibilità. Ciò vale dappertutto, anche se oggi ci sono Paesi grandi e importanti in cui si mira proprio a fare questo e lo si tenta facendosi carico di un onere tecnico enorme. Così facendo la perdita totale della libertà e della dignità umana è quasi inevitabile, nonostante ogni successo economico.

Ma anche la nostra comunità ha assoluto bisogno di un atteggiamento di base minimo e comune, di una solidarietà che non deve essere inculcata, ma viene vissuta sapendo che solo in questo modo una comunità può nascere e sopravvivere. Siamo convinti che lo Stato faccia bene a non immischiarsi e a concedere grande libertà di decisione autonoma non solo alle religioni e alle comunità, ma anche al singolo, sempre a condizione che i principi scelti dalla comunità statale vengano rispettati.

Dato che lo Stato è consapevole della grande importanza di questa autonomia decisionale in molte questioni della nostra convivenza e della sua organizzazione, esso dà importanza al Digiuno federale. Esso ci chiama a ringraziare e così facendo a riconoscere che il nostro benessere e il fatto di convivere in modo pacifico da secoli non è dovuto solo alle nostre speciali capacità, bensì è un bene prezioso per cui possiamo e dobbiamo mostrarci grati a intervalli regolari. Esso ci invita a convertirci e a non insistere semplicemente a seguire strade che ci portano alla disgrazia. Proprio questo è uno dei grandi punti fondamentali della comunità democratica: il fatto di poter correggere, di concedere anche a coloro che ricoprono cariche la possibilità di abbandonare strade imboccate e di cercare e di trovare strade nuove, migliori. Ammettere che noi stessi sbagliamo e concedere anche alle autorità elette la possibilità di sbagliare e non per questo queste autorità hanno meno valore: tutto questo è compreso nella parola “giorno di penitenza”. Oggi viene data poca attenzione a questa parola e ciononostante è estremamente preziosa e centrale per la convivenza. Ed esso ci invita a pregare, a inserirci in un contesto più ampio, ad accettare l’orizzonte della nostra esistenza e anche la nostra limitatezza e a riflettere su questo a intervalli regolari.

Dato che regolarmente in questo modo lo Stato si impone dei limiti, esso è anche in grado di concedere libertà. E noi tutti siamo chiamati a dare forma a questa libertà, all’interno di comunità che noi stessi abbiamo scelto, siano esse religiose o di altro tipo. Mentre facciamo questo, alla comunità statale chiediamo e da essa ci aspettiamo non più di quanto essa sia in grado di dare, e in questo modo creiamo spazi di libertà per la comunità e per noi tutti. Questi devono essere sfruttati in maniera autodeterminata e responsabile sotto il profilo etico. E ciò può essere raggiunto solo combattendo e non credendo di essere al sicuro. Anche in questo caso vige il principio: ringraziare, convertirsi, pregare.

Così la Festa federale di ringraziamento, di penitenza e di preghiera ci invita a dialogare, a lottare e a confrontarci in modo pacifico, proprio quando in gioco ci sono le basi etiche. Lo Stato non può e non deve creare queste basi, però può e deve stabilire delle regole riguardo a come debbano essere configurate. Tutti noi possiamo chiedere rispetto per le nostre convinzioni, a condizione che anche noi siamo disposti a rispettare le convinzioni degli altri. Però possiamo anche opporre resistenza quando questo rispetto non viene dimostrato, quando viene sostenuto che non sia necessario né ringraziare, né convertirsi o pregare.

Coira, settembre 2019

In nome del Governo
Il Presidente: dr. Jon Domenic Parolini
Il Cancelliere: Daniel Spadin

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