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Competenza nel gestire un disastro?

12 settembre 2019

//riceviamo e pubblichiamo\\
Un comunicato di Marco Giacometti. Candidato sindaco del Comune di Bregaglia.

Una catastrofe naturale come quella del Cengalo non dovrebbe entrare a far parte di una campagna elettorale. I miei pensieri erano andati, sin dal primo momento, alle famiglie delle vittime. Sempre ancora mi chiedo come io possa contribuire ad aiutare nel superare quel trauma che marcherà per sempre le famiglie dei dispersi. Forse come comunità di Bregaglia dovremmo dare un segnale, sostenere anche solo con un gesto simbolico queste persone che hanno perso i loro cari nelle nostre montagne.
Mi permetto di toccare l’argomento perché il sindaco uscente ne fa il suo cavallo di battaglia. In una campagna pubblicata recentemente in suo favore dal giornale di Migros (articolo del 19 agosto 2019 di Fabio Dozio in Azione, settimanale della Cooperativa Migros Ticino), il sindaco dice: “Io non mi sento responsabile. La domanda è: bisognava chiudere la Bondasca? Noi non lo abbiamo fatto perché ci siamo basati sulle raccomandazioni degli esperti.”
Personalmente sono dell’avviso che non siano gli esperti a dover proporre un intervento che è squisitamente politico. Gli esperti informano i politici sulla tipologia dei pericoli, sui probabili effetti dell’evento, sul probabile periodo nel quale esso accadrà. Ma le misure le deve prendere e adottare chi ha la carica politica sul territorio per farlo.
E la domanda non è solo “bisognava chiudere la Bondasca?”, ma anche “come bisognava informare i residenti e i turisti che visitavano la Bregaglia in quel periodo di pericolo?”. Erano sì stati posizionati grandi tabelloni in cima alla strada della Bondasca e presso le capanne Sciora e Sac Furä. Ma non c’era nessuna informazione sul fondovalle, all’entrata della Bondasca a Bondo, alla partenza della teleferica dell’Albigna, all’entrata della Valle del Forno a Maloja, presso le capanne della vicina Italia. Gli escursionisti da fuori valle arrivavano, ignari, direttamente nella zona di imminente pericolo. Solo lì potevano rendersi conto che avrebbe potuto, a breve, franare il Cengalo. Saranno i tribunali a decidere in merito alle responsabilità.
Anche in merito al concorso per il riattamento di Bondo ci si è affidati totalmente agli esperti del Cantone, senza coinvolgere la popolazione che ne sarà destinataria, senza pensare ad un’occasione per realizzare un intervento che non sia soltanto tecnico, ma abbia una forte connotazione urbanistica e paesaggistica. E magari cucendo in qualche modo la cesura prodotta dalla strada cantonale tra i due lembi del territorio abitato. Inoltre: pubblicare il concorso solo nella lingua tedesca è non solo un’offesa alla cultura italiana, ma una chiara esclusione di una parte dei possibili concorrenti italiani o francesi o inglesi che hanno grandi competenze in ambito urbanistico e paesaggistico.
La competenza nel gestire pericoli naturali in una valle di montagna come la nostra deve esserci dall’inizio di una carica, prima che accadono le disgrazie. È troppo tardi farsi l’esperienza nel corso di un processo di gestione di catastrofi. Ed è inadeguato approfittare di una fama mediatica per raccogliere voti.

Marco Giacometti, candidato sindaco
www.infobregaglia.ch

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