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Vita di Gran Consiglio

10 settembre 2019

//tratto da Il Grigione Italiano\\
Nella sessione parlamentare d’agosto vengono annualmente eletti il presidente e il vicepresidente del Gran Consiglio. Intervista al deputato Maurizio Michael.

L’ultima sessione del Gran Consiglio grigione si è svolta a Coira da mercoledì 28 a venerdì 30 agosto. E il sabato, tutto il Parlamento e il Governo erano invitati a Poschiavo, a partecipare alla festa per l’elezione del nuovo presidente del Gran Consiglio, Alessandro Della Vedova.

Maurizio Michael, hai un commento da fare a questa elezione?
Con Alessandro Della Vedova il Grigioni italiano, dopo 18 anni di attesa, ha nuovamente un proprio rappresentante alla guida del Gran Consiglio. La nomina di un italofono in questa prestigiosa carica permette di sottolineare e mettere in evidenza l’importanza del trilinguismo e in particolare della lingua italiana nel nostro Cantone. Conosco bene Alessandro Della Vedova e sono convinto che saprà svolgere con attenzione e impegno i propri compiti.

Nella scorsa intervista avevamo segnalato che giugno è il mese in cui il Governo presenta il suo rapporto annuale. In questa sessione di agosto è stata la Commissione strategica e di politica statale, della quale fai parte, a presentare il suo rapporto.
Questa commissione permanente presenta ogni quattro anni gli obiettivi politici e le linee guida, alle quali poi il Governo si attiene per preparare il suo programma annuale. Come già in passato, le linee guida hanno una prospettiva poco concreta, e invece il Gran Consiglio vorrebbe più consistenza. Alcune modifiche alle proposte della Commissione sono state apportate già prima della sessione. Per esempio, si è dato maggiore peso alla questione delle lingue, tenendo conto dello studio fatto dal Centro per la democrazia di Aarau, che sostiene che c’è necessità di fare di più, e ci si attende dal Governo un ruolo attivo per quanto riguarda le proprie competenze.

All’ordine del giorno c’era anche la revisione della legge sulle imposte.
Abbiamo avuto una discussione molto interessante. Si confrontano due modi di vedere il funzionamento dello stato. Un approccio segue l’idea che bisogna ridurre le imposte al popolo, dare gli sgravi a quelli che hanno difficoltà economiche, mentre le imprese devono pagare tanto. L’altro approccio è un po’ all’opposto. Il cambiamento è avvenuto a livello nazionale, legato all’imposizione delle imprese estere, che avevano agevolazioni fiscali. Adesso pagano anche loro, ma abbiamo adeguato l’imposizione a tutte le società con forma giuridica. Anche a livello cantonale, cerchiamo di creare una situazione favorevole per le imprese, che sono portatrici di posti di lavoro. Si deve trovare un equilibrio, ed è quello che si è cercato di fare nel lavoro della commissione. Anche per evitare un referendum. Quindi, sgravi per tutti, ma entro certi limiti.

Cambiando argomento, in che cosa consiste l’«adeguamento dell’ammontare dell’indennità delle frazioni»?
Il singolo granconsigliere – ne abbiamo già parlato – riceve un’indennità per giornata di presenza. Le frazioni, o gruppi parlamentari, ricevono un contributo base, pagato dallo stato, che serve per il loro lavoro politico. Fino ad oggi i gruppi ricevevano annualmente 4’000 franchi per gruppo più 300 franchi per ogni membro del gruppo. Il problema è minore per le frazioni grandi, non solo perché ricevono più soldi ma anche perché hanno meno bisogno di ricorrere a persone esterne (da pagare). Invece le piccole avevano difficoltà, per esempio, nell’interpellare un esperto. Anche nel confronto intercantonale, il Grigioni perdeva. Ora, dopo la decisione che abbiamo preso, lo stato darà a ogni frazione 12’000 franchi più 500 franchi per ogni membro della frazione stessa.
L’Udc era contraria all’adeguamento, in quanto è dell’opinione che un parlamento di milizia debba costare possibilmente poco. Gli altri partiti si erano messi d’accordo. Noi Liberali abbiamo considerato che già in ottobre il Gran Consiglio discuterà l’iniziativa che chiede una riduzione del numero dei parlamentari dagli attuali 120 a 90 membri, iniziativa che nel mese di febbraio 2020 sarà posta in votazione popolare. Inoltre, in seguito alla decisione del tribunale federale sul sistema elettorale, anche questo dovrà essere modificato. E quindi secondo noi, viste le varie incertezze, non era il momento adatto per discutere e modificare le indennità. In secondo luogo, se si parla di indennità, si deve avere il coraggio di parlare dell’intero sistema retributivo che sta alla base del funzionamento del Gran Consiglio.

Il tema su cui molti erano in attesa di risposta è la riorganizzazione della Polizia cantonale, che ha comportato, fra l’altro, la chiusura del posto di Castasegna. In giugno non c’era stato il tempo per discutere dell’interpellanza che avevi presentato a febbraio.
La mia interpellanza è stata discussa venerdì pomeriggio. Il Governo in aprile aveva formulato la sua risposta, e io avevo già anticipato la mia insoddisfazione. In aula mi sono permesso di fare un intervento deciso, in parte in italiano e in parte in tedesco. Ho dichiarato in modo esplicito che sono profondamente deluso della risposta ottenuta dal Governo, rispettivamente dalla Polizia cantonale. In tedesco ho affermato che la risposta è estremamente superficiale. Chi ha redatto il testo non è minimamente entrato nel merito delle domande poste, e quindi mi sono permesso di considerare che o le domande dei granconsiglieri vengono viste come un fastidio non meritando ulteriore attenzione oppure mancano gli argomenti per rispondere. Non me la sono presa direttamente con il Consigliere di Stato Peter Peyer, che non era ancora in carica quando queste decisioni sono state adottate, e ho ribadito che mi riferivo in primo luogo all’attività e ai progetti di riorganizzazione della Polizia cantonale.

Il Governo nella sua risposta aveva affermato che «grazie alla nuova organizzazione la Polizia cantonale sarà maggiormente presente anche nella regione di confine e quindi fornirà maggiori prestazioni di sicurezza».
L’anno scorso siamo andati fino a Berna a parlare dei problemi delle aree di confine con il Consigliere federale Ueli Maurer. L’obiettivo era quello di evitare un’ulteriore riduzione dell’effettivo delle guardie di confine e di creare le basi per rafforzare la collaborazione tra il Corpo delle guardie e la Polizia cantonale. A Berna siamo stati ascoltati, mentre a Coira niente: qualcuno ha deciso di chiudere il posto di polizia di confine di Castasegna, decisione che ha dell’incredibile tenendo conto che lo stesso Consigliere di Stato, allora ancora Christian Rathgeb, era alla guida della spedizione. In Bregaglia è incomprensibile che il posto di polizia di Castasegna sia stato chiuso e il personale trasferito altrove e con un collegamento stradale tutt’altro che sicuro. Dopo un mio intervento deciso, sono intervenuti anche altri membri del Gran Consiglio che condividevano la mia posizione. In conclusione ho fatto un appello al senso critico e alla sensibilità politica del Consigliere di Stato nei confronti delle cittadine e dei cittadini della Val Bregaglia e del Cantone.

Il tema è certamente molto sentito, sia dalla cittadinanza che dagli stessi agenti di polizia.
Ci tengo a chiarire che quanto detto e quanto scritto negli ultimi mesi non è una critica al lavoro quotidiano svolto dagli agenti della polizia che sicuramente lo svolgono con grande impegno. La mia critica è rivolta al comando di polizia e, laddove coinvolto, allo stesso dipartimento, per aver deciso di attuare una riforma insensata senza interpellare e coinvolgere le autorità locali e senza tener conto delle esigenze delle valli di confine del nostro Cantone. In qualsiasi caso la discussione non è terminata qui.

Silvia Rutigliano

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