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Pgi: una muta durata un ventennio

23 agosto 2019 Nessun commento

//riceviamo e pubblichiamo\\
Pubblichiamo un articolo di Luigi Meneghini apparso in forma ridotta nella Südostschweiz e nella Quotidiana del 19 agosto 2019.

Ogni generazione fa i conti con i propri modelli, con i propri personaggi di riferimento, con le personalità che lasciano un’impronta indelebile al loro passaggio per quanto hanno raggiunto, per le modalità con le quali sono arrivate a tali obbiettivi, per il loro saper interpretare lo spirito del tempo. Spesso, ma non sempre, queste personalità riscuotono anche un riconoscimento ufficiale. Raggiungere l’encomio a cinquant’anni è, per contro, cosa assai rara.

S’è potuto leggere parecchio sulla stampa cantonale in merito al recente premio della cultura grigione, assegnato nel 2019 a Sacha Zala e quindi, chi vuole esserne edotto, trova innumerevoli articoli, interviste radio-televisive che ne riassumano la sostanza. Per qualcuno che ha avuto la ventura e la fortuna di affiancarlo in diversi progetti, il premio è assolutamente centrato, meritato, plausibile.

Zala non è solamente un indefesso lavoratore, che ha investito, circoscrivendo il suo operato a quanto svolto nella Pro Grigioni Italiano, ore e giornate nel preparare riunioni, nello sviluppare strategie affinché si potessero trovare delle soluzioni accettate da tutti, nel preparare il campo ai quei cambiamenti che avrebbero dovuto avvenire in seno all’associazione, ma è riuscito a fare in modo che dalle sue proposte di modifiche associative e di personale, la “nuova” Pgi potesse funzionare a pieno regime anche dopo i 100 anni.

È senz’altro storicamente presto per stilare un resoconto della grande rivoluzione vissuta dalla Pgi, ma sul ventennio che si conclude, partendo dall’elezione di Zala in Consiglio direttivo nel 1999 fino alle dimissioni del Segretatrio generale, Giuseppe Falbo nel 2019, con un importante preambolo nei lavori preparatori della Commissione di ristrutturazione, ci sarà sicuramente da scrivere parecchio. La rivoluzione è stata graduale, ponderata e irreversibile: la creazione dei centri regionali, la legge sulle lingue, gli accordi di prestazione con il Cantone, la professionalizzazione del lavoro nella sede centrale, la compilazione dei regolamenti interni, sono alcuni tra i cantieri apertisi in questo periodo.

I cambiamenti socio-economici hanno portato ad una graduale perdita del riconoscimento associativo da parte dei grigionitaliani disseminati in tutta la Svizzera – o tempora o mores– testimone ne sono le diverse chiusure di sezioni o la grande difficoltà a reperire volontari che si occupino nei diversi gremî del sodalizio; il grande passaggio dall’essere un’associazione che distribuiva sussidi ad annaffiatoio ad un attore di dialogo con il Cantone in merito a discussioni legate alla lingua italiana ha provocato un ribaltamento notevole nel ruolo tenuto dalla Pgi. Sacha Zala e man mano i suoi collaboratori hanno traghettato l’associazione nelle acque non sempre placide in questi ultimi anni.

Tra i collaboratori che hanno sicuramente assicurato il prosieguo del progetto avviato da Zala, anche dopo le sue dimissioni quale presidente Pgi, è sicuramente da annoverare Giuseppe Falbo, operatore dapprima e poi Segretario generale del sodalizio. Dopo dodici anni di alacre lavorio e studio di documenti di politica linguistica, a tutti i livelli, da quello europeo, a quello confederato per arrivare alla legislazione linguistica cantonale, Giuseppe Falbo lascia la Pgi in mano a forze nuove. Il suo impegno a diversi livelli ha ottenuto svariati riconoscimenti concreti, non da ultimo nella vittoriosa campagna contro l’iniziativa «Per una sola lingua straniera nella scuola elementare» e nel recente rapporto di valutazione sulle misure di promozione delle lingue nazionali minoritarie steso dallo «Zentrum für Demokratie Aarau» (ZDA) su incarico della Confederazione.

L’augurio che possiamo rivolgere ai nuovi responsabili sia strategici che operativi è quello di perseguire con altrettanto nervo quel dialogo, non sempre facile, con l’amministrazione cantonale, affinché il riconoscimento della nostra lingua nei Grigioni non venga (mai) piú relegato nel dimenticatoio, sia dei legislatori che dagli amministratori.

Luigi Menghini

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