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Il nuovo “Clavenna”

25 giugno 2019

È in distribuzione il “Clavenna” n. 57, il bollettino del Centro di studi storici valchiavennaschi, che viene recapitato gratuitamente al migliaio di soci. Un volume di 370 pagine con una quindicina di contributi sulla storia, l’arte, la letteratura e la linguistica dai primi secoli del basso Medioevo ai giorni nostri.

Un’occasione per conoscere aspetti del passato in Valchiavenna – e non solo – ma anche episodi della nostra storia recente, direttamente collegati alle vicende nazionali, come lo studio di Pierfranco Mastalli, ampiamente documentato, sul ritiro attraverso la Valchiavenna della colonna tedesca dopo l’arresto di Mussolini a Dongo.

Il n. 57 esce nell’anno in cui il Centro di studi storici valchiavennaschi festeggia il 60° di attività e insieme il 150° anniversario della nascita di Giovanni Bertacchi, di cui lo stesso Centro si è fatto principale promotore di una serie di manifestazioni che si svolgono durante tutto l’anno, in stretta collaborazione con il Comune di Chiavenna, la Comunità montana della Valchiavenna e la Banca Popolare di Sondrio. Quest’ultima ha oggi sede a Chiavenna nella casa dove il poeta nacque il 9 febbraio 1869 e qui si terrà la seconda assemblea generale dei soci domenica 1° settembre.

Il volume si apre con la prefazione del presidente Guido Scaramellini, uno dei soci fondatori del Centro studi, che firma il primo ampio contributo sull’artigianato del ferro battuto a Chiavenna e dintorni dal ’300 ai nostri giorni. Mario Longatti presenta altri 150 documenti cinquecenteschi su Novate e Verceia, preziosa base di partenza per indagare la storia delle due località, che si costituiranno in altrettanti Comuni, mentre Guglielmo Scaramellini getta luce su Giovanni Malinverni, un architetto piurasco del ’600 recentemente scoperto in Polonia da Stanislaw Klosowski di Cracovia. Renato Dolci pubblica una relazione settecentesca in francese, finora sconosciuta, sulla pietra ollare di Piuro.

All’800 sono dedicati quattro articoli. A Gian Primo Falappi, autore anche della traduzione dal tedesco di un racconto ambientato a Chiavenna e pubblicato a Brema a metà del secolo, si deve una vasta ricerca sulla pubblicistica tedesca relativamente ai “vestiti d’amianto” realizzati dal chiavennasco Antonio Vanossi nel terzo decennio del secolo. Seguono Gloria Camesasca, funzionario dell’Archivio di Stato di Sondrio, con la presentazione del fondo della Pretura di Chiavenna, recentemente riordinato, e Cristian Copes che illustra l’inaugurazione della ferrovia Colico-Chiavenna. Di argomento bibliografico-bertacchiano è il contributo di Marco Sampietro che ricostruisce le opere giovanili del poeta Giovanni Bertacchi, di cui – come si è accennato – cade quest’anno l’anniversario della nascita.

Non mancano gli studi di carattere artistico con Luca Marazzi su un ritratto di un governatore di Chiavenna nel 1511, con Eugenia Bianchi su un dipinto attribuito a Federico Ferrario e di Ornella Sterlocchi sul restauro di un ritratto del poeta Bertacchi, attribuito ad Aldo Carpi, recentemente restaurato. Entrambe queste ultime opere sono conservate nella sede del Centro studi di Chiavenna.
Chiude l’etimologia dei Pestalozzi come “passeggiatori nel fango”, secondo la proposta etimologica di don Remo Bracchi, assiduo collaboratore di “Clavenna” che nel frattempo ci ha lasciato, privando Valtellina e Valchiavenna di un acuto e preparato glottologo, apprezzato anche in campo nazionale e internazionale.

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