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Ricorso al tribunale contro chiusura inchiesta

21 giugno 2019

Il legale dei parenti degli otto escursionisti che persero la vita nella frana di Bondo ha annunciato un ricorso al tribunale cantonale contro la decisione della procura grigione di chiudere l’inchiesta sulla tragedia del 23 agosto 2017 senza alcun seguito penale.

In rappresentanza di tredici parenti delle vittime, provenienti da Germania, Austria e Svizzera, l’avvocato ha annunciato oggi il ricorso in una comunicazione scritta, che anche Keystone-ATS ha potuto visionare, al radiogiornale regionale di SRF. Domenica scorsa, infatti, la “NZZ am Sonntag” aveva riferito che non ci sarà alcun seguito penale poiché, aveva dichiarato il procuratore pubblico Maurus Eckert, “l’evento in quel momento era imprevedibile, motivo per cui nessuno può essere accusato di negligenza”.

Secondo l’avvocato “la procura ha stabilito che la frana non poteva essere prevista ma allo stesso tempo, già il 10 agosto 2017, dopo il monitoraggio del Cengalo, gli esperti erano a conoscenza del fatto che i movimenti della massa rocciosa instabile, secondo le ultime misurazioni, si erano fortemente intensificati”. Il 14 agosto, aggiunge l’avvocato, gli esperti erano quindi giunti alla conclusione che nelle settimane o nei mesi successivi si sarebbe probabilmente verificata una grossa frana che avrebbe potuto raggiungere i sentieri e seppellire le persone nella zona. Era dunque noto che si sarebbe verificata una frana, ma non esattamente quando, conclude l’avvocato.

Secondo il legale non sarebbe stato responsabile lasciare aperti i sentieri, considerando la possibilità che una grande frana si sarebbe potuta verificare senza preavviso alcuno. In tal senso, per l’avvocato, le misure preventive di sicurezza non sarebbero state sufficienti nonostante l’evento fosse prevedibile per grandezza e possibili effetti. È compito di un tribunale, conclude l’avvocato nella comunicazione, stabilire se sussista un comportamento penalmente rilevante.

Quel 23 agosto 2017 gli otto escursionisti stavano percorrendo il sentiero ai piedi del Piz Cengalo quando tre milioni di metri cubi di roccia si sono staccati dalla montagna precipitando a valle, in una delle più grandi frane degli ultimi 130 anni in Svizzera. La procura aprì un’inchiesta per accertare se ci fossero state carenze da parte delle autorità nelle comunicazioni al pubblico sui pericoli nella zona.

Fonte: ats

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